
A cura di Luca Berni
Il mondo della formazione e del coaching si nutre spesso di aforismi e frasi ad effetto: “pensare fuori dalla scatola”, “l’unica cosa costante è il cambiamento”, “trasformare le difficoltà in opportunità”.
Funzionano. Hanno impatto.
A patto che restino… frasi.
Perché quando arriva il momento di cambiare davvero — un modo di lavorare, un’abitudine, un comportamento — la storia cambia: emergono resistenze, paura di sbagliare, stanchezza, frustrazione. E spesso la mente fa una cosa molto umana: si incolla al problema.
Perché davanti a un ostacolo ci blocchiamo
Quando viviamo un cambiamento forzato o un ostacolo improvviso, la mente tende a focalizzarsi su:
- cosa non va,
- cosa potremmo perdere,
- cosa potrebbe succedere di peggio.
È comprensibile. Ma c’è un effetto collaterale: più ci concentriamo sul problema, più rischiamo l’immobilismo. E l’immobilismo, a sua volta, porta conseguenze: ritardi, decisioni rimandate, opportunità mancate.
Nel coaching questo accade spesso: non perché manchino idee o capacità, ma perché manca una direzione chiara su “cosa fare dopo”.
Quindi come si affronta un problema?
Smettere di fissare l’ostacolo e iniziare a cercare l’uscita
Durante un corso di guida sicura mi insegnarono una cosa che non ho più dimenticato: se compare un ostacolo all’improvviso e continui a guardare l’ostacolo… è molto probabile che tu ci finisca contro.
La parte difficile non è capire la regola.
La parte difficile è farlo davvero: staccare gli occhi dall’ostacolo.
Ed è qui che nasce la metafora della “via di fuga”: non negare l’ostacolo, non far finta che non esista. Prenderne atto — e poi spostare lo sguardo su dove vuoi andare.

La “via di fuga” come modello pratico (in 3 passi)
1) Riconosci l’ostacolo (senza alimentarlo)
Nomina il problema con chiarezza, senza farlo diventare un racconto infinito.
Esempio: “In questo momento il nostro modo di lavorare non regge il carico” è diverso da “È tutto un disastro”.
2) Definisci il “dopo” (anche piccolo)
Qual è il primo segnale che ti direbbe: stiamo uscendo dal blocco?
Non serve una rivoluzione: serve una direzione.
3) Cerca alternative (ce n’è più di una)
Quando la mente è fissata sul problema vede una sola strada.
Quando sposti lo sguardo, tornano le opzioni: spesso non una, ma due o tre.
Cosa succede quando il cambiamento è forzato
Negli ultimi anni abbiamo vissuto tutti cambiamenti imposti da eventi esterni, con preoccupazioni reali e incertezza. Quell’esperienza ha ricordato a molti una verità semplice: cambiare è difficile, soprattutto quando non lo scegli tu.
Eppure, è proprio nei cambiamenti forzati che si vede la differenza tra:
- chi resta fermo aspettando che passi,
- e chi usa l’ostacolo come stimolo per evolvere.

Nel concreto, che cosa abbiamo fatto (un esempio reale)
Qui un esempio pratico, nato proprio in un momento complesso.
1) Abbiamo smesso di rimandare ciò che contava
Abbiamo sviluppato la formazione online, un progetto che per troppo tempo era rimasto “in lista”, sempre dietro le urgenze.
Il contesto ci ha costretti a scegliere: o rimandare ancora, o farlo bene. Abbiamo scelto la seconda.
2) Abbiamo intensificato la relazione, nonostante la distanza
Abbiamo aumentato i contatti con clienti e persone con cui lavoriamo, comunicando in modo più frequente e più presente.
Il “remoto” può creare distanza… oppure può diventare un modo diverso di esserci, se la comunicazione è intenzionale.
3) Abbiamo migliorato processi e strumenti dall’interno
Abbiamo lavorato sui processi: gestione attività, strumenti, comunicazione interna. Perché il miglioramento non è un evento: è un processo continuo.
5 domande che aiutano a trovare la tua “via di fuga”
1) Qual è l’ostacolo reale (non quello raccontato)?
Scrivilo in una frase semplice e verificabile.
2) Dove vuoi arrivare “dopo” (tra 30 giorni)?
Non “risolvere tutto”. Un risultato realistico e concreto.
3) Qual è la prima azione che rompe il blocco?
Piccola, fattibile, misurabile.
4) Quali alternative hai (almeno 2)?
Se ne vedi una sola, probabilmente stai ancora fissando l’ostacolo.
5) Chi può aiutarti a mantenere la rotta?
Un collega, un manager, un mentor, un coach: qualcuno che ti riporti al “dopo” quando torni a fissarti sul problema.

Conclusione: oltre l’ostacolo c’è spazio per una scelta
Esiste una frase che mi ha sempre colpito: “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia”.
Non perché “tutto andrà bene” per magia, ma perché prima o poi arriva il momento di scegliere cosa fare con quello che sta succedendo.
L’ostacolo esiste.
La domanda è: continuerai a guardarlo… o inizierai a cercare la tua via di fuga?
Tu come affronti i tuoi ostacoli?
Preparati al cambiamento con un percorso professionale: puoi partire da qui:
- Coach Training (se vuoi diventare coach o strutturare competenze di coaching)
- Corporate (se vuoi lavorare su cambiamento, leadership e team in azienda)
- Campus (se cerchi formazione continua e strumenti pratici)
FAQ – Domande frequenti su cambiamento e problem solving
Perché quando ho un problema mi sento bloccato?
Perché la mente tende a focalizzarsi su rischio e perdita, riducendo la capacità di vedere alternative. Spostare l’attenzione sul “dopo” riapre opzioni e azioni.
Cosa significa “trovare una via di fuga” in pratica?
Significa riconoscere l’ostacolo, definire una direzione concreta e scegliere un’azione piccola ma reale che avvia il cambiamento.
Come si gestisce il cambiamento in azienda quando è forzato?
Con chiarezza su obiettivi, comunicazione intenzionale e un processo che accompagni le persone dall’incertezza a nuove abitudini operative.
Quando serve il coaching per affrontare un cambiamento?
Quando il problema non è “capire cosa fare”, ma riuscire a farlo con continuità: decisioni, priorità, conversazioni, responsabilità e follow-up.